Vivere a 30 all’ora è possibile

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Intervista a Anna Becchi, Coordinatrice “Campagna Streets for kids” e movimento “Bike to school”
Di Barbara Bonomi Romagnoli

Appena i 30 km orari son diventati legge anche a Bologna è ripartita la polemica, nonostante non sia la prima città in Italia a mettere questo limite, già Cesena e Olbia, per nominare le pioniere, avevano seguito l’esempio di altre città europee. Molti studi da tempo indicano nel limite di velocità del traffico stradale uno dei fattori che impattano positivamente sulla vita quotidiana delle persone in termini di salute complessiva: diminuiscono gli incidenti, i rumori, le emissioni, solo per fare alcuni esempi. È stato anche dimostrato che oltre agli effetti legati ai trasporti, sussistono ulteriori effetti economici soprattutto se dall’area ristretta urbana si amplia la stessa politica anche ad esempio alle tangenziali di accesso ai centri urbani.
Da tempo c’è una cittadinanza impegnata a promuovere politiche a più ampio raggio, che prevedano anche l’uso maggiore delle biciclette e di un ripensamento generale dei trasporti.

Da anni, con una rete di persone, siete attivi per l’uso della bici in città, è nato un movimento “Bike to school” e tante iniziative. Può raccontarci da dove è nata l’idea?

Il movimento “Bike to school” è un’iniziativa spontanea di genitori che si organizzano per accompagnare i propri figli a scuola, pedalando insieme in sicurezza. L’iniziativa è nata nell’autunno del 2013 inizialmente solo in due scuole di Roma e Milano e poi, grazie ai social, si è diffusa in molte scuole a livello nazionale, cittadino, di quartiere, con cadenza mensile e/o settimanale. A Roma, a dieci anni dal primo appuntamento, i gruppi scolastici che partecipano all’iniziativa l’ultimo venerdì del mese non sono mai meno di 10, con una trentina di partecipanti ciascuno. Io mi sono occupata sempre del coordinamento cittadino ma anche nazionale e nell’ottobre 2018 con l’omonima Associazione ho promosso progetti didattici sulla bicicletta nelle scuole. Anche l’Associazione Salvaiciclisti – con cui ho collaborato per un periodo prima come vice presidente e poi come socia – insieme ad altre associazioni, ha portato avanti molte iniziative di promozione dell’uso della bicicletta in città, dalle mobilitazioni, agli incontri tecnici nei municipi, alle iniziative di sensibilizzazione.

Quali sono le resistenze maggiori che incontrate, in particolare a Roma?

Il cambiamento fa paura, sempre. Tra Roma, la cittadinanza romana e le automobili sembra esistere un rapporto imprescindibile di dipendenza, amore e odio davvero difficile da sciogliere. Mettersi tra un romano e la propria auto sembra peggio del detto tra moglie e marito non mettere il dito! Quando si prova a far capire alle romane e romani che utilizzare mezzi alternativi all’auto, – non solo la bici, ma anche il monopattino, i piedi, i mezzi pubblici – potrebbe risultare spesso più vantaggioso in termini di tempo, di stress, ma anche in termini economici, è come entrare in un argomento scomodo, delicato dove si rischia di farsi male.
Le scuse per evitare il cambiamento a Roma sono le più fantasiose: dai sette colli, al clima, alla borsa, ai figli, nipoti, parenti anziani: se ne inventano di tutte pur di non voler tentare qualcosa di diverso all’auto. Ma nonostante questa diffidenza al cambiamento a volte, piano piano, con molta pazienza si riescono ad ottenere risultati. È fondamentale non abbattersi. Gli altri paesi e le altre città per fortuna ci sono da esempio e ci dimostrano che si può fare e che conviene.

Cosa altro si può affiancare alla sperimentazione delle città a 30 km?

Mobilità su ferro, corsie preferenziali, corsie e piste ciclabili tutte in continuità e in rete. Sharing distribuito ovunque per l’ultimo miglio ma non solo. Zone ambientali, piazze pedonali, strade scolastiche chiuse al traffico davanti a ogni scuola, percorsi casa-scuola pedonali e ciclabili in sicurezza per permettere a bambine e bambini di raggiungere le scuole in autonomia a piedi e in bici. Solo così potremo tornare a essere protagonisti utilizzatori delle proprie città.

Può raccontarci meglio di cosa tratta “Clean Cities Campaign” ?

La “Clean Cities Campaign” è una coalizione europea di circa 100 ONG, associazioni ambientaliste, movimenti di base e organizzazioni della società civile che ha come obiettivo una mobilità urbana a zero emissioni entro il 2030. La campagna sostiene la mobilità attiva, condivisa ed elettrica per un futuro urbano più vivibile e sostenibile, inclusa la graduale eliminazione dei veicoli con motore a combustione interna dalle città. Produciamo analisi e partecipiamo al dibattito online e offline sulle migliori politiche per trasformare la mobilità urbana. Organizziamo azioni dirette, petizioni, mobilitazioni contro la centralità dell’auto nelle nostre città e per una mobilità a zero emissioni nelle nostre città. In particolare, sono la coordinatrice della campagna “Streets For Kids” che ha l’obiettivo di portare strade scolastiche davanti a ogni scuola in tutta Europa entro il 2030.

Progetti futuri?

La prossima giornata d’azione è il 10 maggio in tutta Europa. E vorrei mandare un messaggio per tutti i genitori e gli attivisti della mobilità sostenibile che ci leggono: collegatevi al sito cleancitiescampaign.org dove presto troverete tutte le indicazioni o scrivetemi a anna.becchi@cleancitiescampaign.org

 

NB:  il post non è soggetto di sponsorizzazione e/o di affiliazione con i soggetti titolari intervistati, l’intervista e i contenuti sono di pura divulgazione e informazione.